STUDIO ASPETTATIVA DI VITA DEL PdC

L’OR.S.A. Macchinisti Uniti in collaborazione con il CENSIS hanno promosso un primo studio in merito all’aspettativa di vita e condizioni di lavoro dei macchinisti Italiani.

 

Per la realizzazione dello studio CENSIS si avvarrà della collaborazione del centro ricerca Economic Evaluation and HTA diretto dal Prof. Francesco Saverio Mennini e dell’INPS.

 

I risultati di tale studio saranno utilizzati dall’OR.S.A. a supporto delle richieste di rimodulazione dei criteri pensionistici relativamente al personale mobile ferroviario.

PREMESSA

 

Nel 2014 i nuovi pensionati, coloro cioè che hanno iniziato a percepire una pensione, sono 541.982 di contro a 675.860 che hanno smesso di esserne percettori.

 

Rispetto al 2008 il numero di pensionati si è ridotto di 520 mila unità, pari al -3%; oltre ad una riduzione del numero complessivo di pensionati emerge una concentrazione nelle classi di età più elevate, in particolare tra coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia: tra questi il 14,2% ha tra 40 e 64 anni, il 62,3% tra 65 e 79 anni ed il 23,6% almeno per 80 anni.

 

Come inevitabile a seguito delle successive riforme previdenziali, nell’ultimo decennio si è avuto un progressivo innalzamento dell’età media di pensionamento, che dal 2003 al 2014 è passata da 62,8 a 63,5 anni.

 

A fronte di questo dato complessivo appare fondamentale considerare la presenza di una articolazione estrema delle condizioni economiche e di vita dei pensionati, che richiede un fine tuning delle politiche e degli interventi, in linea con la complessità dei contesti in cui si interviene. Molte volte, tuttavia, questo fine tuning è mancato creando tra categorie di pensionati situazioni di evidente svantaggio.

 

Il caso dei macchinisti è emblematico in tal senso. Dal momento che il lavoro del personale operante nel settore ferroviario era considerato particolarmente usurante dalla legge, era per esso previsto un regime pensionistico speciale. In particolare la tabella di cui all’allegato 15 annesso alla legge 26 marzo 1958, n.425, prevista dall’articolo 165, primo comma, della stessa legge fissava l’età pensionabile per i macchinisti, per il personale mobile e per quello di manovra, a 58 anni di età e a 25 anni di contributi. Inoltre, in base ad un accordo tra le ferrovie e i sindacati il 15 maggio 2009, era stato istituito un Fondo di sostegno al reddito di accompagnamento alla pensione che in alcuni casi consentiva al personale di macchina su base volontaria e in base a necessità aziendali, di anticipare il pensionamento a 54 anni, per chi maturava il diritto alla pensione a 58 anni.

 

Com’è noto questa situazione è stata drasticamente modificata dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, cosiddetto “salva Italia”, che ha riformato il sistema pensionistico italiano innalzando l’età contributiva a 42 anni e un mese e l’età pensionabile a 66 anni e 3 mesi, con ulteriori incrementi che si determinano per entrambi i requisiti in base alla crescita delle aspettative di vita della popolazione.

 

Tra le poche categorie di lavoratori per i quali la riforma ha conservato requisiti differenziati di accesso alla pensione, vi sono i lavoratori di cui al decreto legislativo 21 aprile 2011, n.67, recante norme in materia di “accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti”, ma tra essi non rientrano i macchinisti ai quali si applica invece il nuovo regime pensionistico.

 

Eppure basterebbe attenersi alla definizione di lavoro usurante contenuta nel decreto legislativo n. 67 del 2011, per comprendere che le condizioni di lavoro di questi lavoratori sono ampiamente ascrivibili a quelle dei lavoratori usuranti, il decreto, infatti, indica che tra essi rientra chi soddisfa anche solo uno dei seguenti requisiti che riducono la "normale aspettativa di vita”:

  1. coloro che fanno turni pesanti o che svolgono anche lavoro notturno;
  2. i minatori e altre categorie che lavorano in galleria, tunnel o assimilabili;
  3. chi è esposto a radiazioni e campi magnetici, per ovvie ragioni;
  4. chi è costretto a lavorare in ambienti angusti, rumorosi e sottoposti a vibrazioni;
  5. conducenti di veicoli abilitati a servizio pubblico di trasporto collettivo.

Non è certo un caso che studi riferiti allo scorso ventennio calcolavano proprio per la categoria dei macchinisti un’aspettativa di vita sensibilmente inferiore alla media nazionale, che si attestava intorno ai 65 anni di età.

 

 

OBIETTIVI E METODOLOGIA

 

Alla luce della situazione per motivi versi paradossale che si è venuta a creare appare fondamentale prendere in considerazione la specificità delle condizioni di lavoro dei macchinisti e dell’altro personale mobile, e la correlazione tra gli elevati livelli di competenza, capacità, esperienza e responsabilità richiesti nell’espletamento delle proprie funzioni ed il rischio di stress lavoro correlato che attengono o sono pertinenti a molti fattori connaturali alla professione del macchinista, come difficoltà e complessità del compito, orari irregolari di lavoro, periodi prolungati di lavoro, pressione del tempo, alta responsabilità, paura delle conseguenze dell’errore, affidabilità e limitazione delle apparecchiature.

 

Il Censis propone, pertanto, di realizzare un approfondimento sul tema delle condizioni di lavoro del personale mobile e del suo impatto sulle condizioni di salute e sull'aspettativa di vita, con la possibilità di adottare diversi approcci metodologici nell'ambito di più moduli di ricerca.

 

Al momento si propone la realizzazione di un primo modulo finalizzato all'analisi ed alle definizioni dell'aspettativa di vita del personale mobile, che potrà essere realizzato grazie ad un'analisi ed elaborazione ad hoc dei dati della Banca dati Inps. Al fine di verificare la specificità delle condizioni delle diverse categorie di personale mobile  (macchinista/capo servizio treno/Capotreno) si cercherà, alla luce delle caratteristiche dei dati disponibili presso l'INPS, di articolare il calcolo delle rispettive aspettative di vita. Per la realizzazione di tale modulo sarà attivato un accordo di collaborazione con il CEIS, e con l'INPS, la cui disponibilità a fornire i dati rappresenta una condizione imprescindibile per consentire l'analisi delle pensioni dei macchinisti e dell'altro personale mobile al fine di ottenere gli elementi necessari per il calcolo dell'aspettativa di vita.

 

I risultati ottenuti saranno sintetizzati in un Rapporto finale di ricerca che potrà essere utilizzato sia per fini conoscitivi ed operativi interni che per la realizzazione di attività di divulgazione e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sulla situazione del personale mobile.

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