Sapens

COMUNICATO STAMPA

 

La Segreteria Generale del Sindacato Autonoma Pensionati (SAPENS), quale associazione rappresentativa di pensionati, interna alla Confederazione ORSA, comunica di avere inoltrato Reclamo Collettivo per la violazione dell'art. 12 della Carta sociale europea, da parte dello Stato italiano con riferimento alle disposizioni contenute nell'art.1 del d.l. n.65/2015 e dell'art.1, comma 483, lettera e della legge n.147/2013, le quali introducono ingiustificate misure regressive in tema di sicurezza sociale.

La Carta sociale europea è un trattato che garantisce i diritti sociali ed economici, in altre parole i diritti dell'uomo nella sua vita quotidiana: l'abilitazione, la salute, l'educazione, il lavoro, così come la protezione della famiglia, dei bambini, delle persone con disabilità, dei pensionati e delle persone anziane. Il rispetto di questi obblighi sottoscritti dagli Stati in base alla Carta è soggetto al controllo del Comitato europeo dei diritti sociali.

In attesa della decisione sull'ammissibilità del reclamo che attiverà l'immediata pubblicazione sul sito internet del Consiglio d'Europa, il SAPENS si è rivolto al Comitato europeo dei diritti sociali attivando la procedura del reclamo collettivo (parallela e complementare a quello giurisdizionale previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo), confidando nell'accertamento della violazione della Carta sociale europea.

Ciò al fine di ottenere il richiamo delle autorità nazionali italiane, affinché vengano adottate apposite misure giuridiche che ristabiliscano il diritto alla perequazione pensionistica che mettano fine alla decurtazione della pensione , avvenuta anche a causa del cosiddetto effetto trascinamento. A tale proposito, qualora lo Stato italiano non prenda provvedimenti per regolarizzare la situazione, i tribunali nazionali potranno dichiarare illegittima e disapplicare la normativa nazionale coinvolta, marcatamente se il Comitato europeo dei diritti sociali decidesse che essa non è conforme alla Carta. 

Il passo di cui sopra è stato reso necessario e confermato da ordinanze e sentenze nel Giudicato costituzionale che attengono la materia previdenziale, con rifornimento alla perequazione dei trattamenti pensionistici. Ci riferiamo in ordine di tempo all'ordinanza n.96/2018; alla sentenza n.12/2018 e alla sentenza n.250/2017 della Corte Costituzionale.

Le nostre richieste di accertamento del diritto alla rivalutazione del trattamento pensionistico nei ricorsi di cui alle Corte dei Conti e ai tribunali, dopo aver ottenuto una decisione di segno opposto con la sentenza n.70/2015, nella sentenza n.250/2017 si infrangevano sul bilanciamento di altri interessi coinvolti: quelli della finanza pubblica, ovvero a fare soggiacere la materia pensionistica a mere esigenze di natura finanziaria e al principio di equilibrio di bilancio.

Così pure nella sentenza n.12/2018 - l'impatto finanziario diviene un elemento discriminante  - infatti, in questa sentenza la Consulta, pur dando ragione ai ricorrenti, afferma che  "la Corte EDU ha escluso che una misura di carattere finanziario possa integrare un motivo imperativo di interesse generale quando il suo impatto sia di scarsa entità", ovvero: trattandosi i costi del contenzioso in essere "pari a circa 45 milioni di euro ...... non risultano tali da incidere in modo significativo sulla sostenibilità del sistema previdenziale e sugli equilibri della finanza pubblica."

Un principio grave e pericoloso che presuppone la rilevanza della questione di costituzionalità sulla base di valutazioni d'impatto economico sul bilancio dello Stato e non su ragioni giuridiche. 

Nell'ordinanza n.96/2018, la Corte Costituzionale, sancendo ancora una volta il principio secondo il quale "la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici non è riconosciuta con riferimento alle fasce di importo superiore a sei volte il minimo INPS", privilegia le esigenze finanziarie agli interessi dei pensionati, addossando l'equilibrio del bilancio sui conti della spesa assistenziale (formalmente unita in un unico conto con quella previdenziale) sulle spalle dei soli pensionati considerati ricchi e non messa a carico della solidità universale. Così, i contenuti dell'art.81 Cost. sul pareggio di bilancio prevalgono sui diritti.

Il SAPENS, alla luce dell'incerto quadro politico che paventa ulteriori problemi in campo previdenziale e assistenziale preoccupato da possibili nuovi tagli allo stato sociale, rilancia il citato reclamo europeo, con un occhio alle prossime elezioni europee del 2019, consapevole di dover rilanciare nuove e originali iniziative dei pensionati, per far sentire la loro voce: per il ripristino della perequazione su tutte le pensioni; la riduzione del carico fiscale sulla previdenza; la separazione della previdenza dall'assistenza; la difesa delle pensioni di reversibilità come prestazione previdenziale e non come assegno assistenziale; il rilancio delle pensioni pubbliche, contro la privatizzazione della previdenza.                                                                                                                                                                             Roma, 16 maggio 2018

Stampa Stampa | Mappa del sito
© OR.S.A. Umbria